Racconti

Carte di caramelle

Francesca stava seduta sul tappeto, con le gambe leggermente divaricate ed il vestitino bello sistemato in modo che non si stropicciasse. Le calze bianche, traforate, arrivavano al ginocchio e le scarpette, di vernice nera con il cinturino, luccicavano…erano nuove.
I capelli lunghi raccolti in una coda di cavallo, in alto sulla testa, erano tenuti insieme da un nastro bianco, legato a fiocco.
Sembrava una bambolina, di quelle da collezione, quelle che si tengono sedute sul letto matrimoniale e che si deve fare attenzione a non sciupare.
Gli occhioni nocciola, con le lunghe ciglia folte, erano spalancati e brillavano nell’attesa che i grandi finissero di mangiare la torta.
Non aveva mai capito perché, la torta del suo compleanno, dovessero mangiarsela tutta loro. A lei era toccato soffiare le tre candeline e sorridere contenta davanti alla macchina fotografica.
Ma la torta no, non era per lei
”I dolci fanno male ai bambini”, diceva la mamma.
Ma finalmente ecco che un leggero scricchiolio, un piacevole rumore di carta stropicciata, dava il segnale che l’attesa stava per finire.
La nonna aveva comprato quei cioccolatini grandi, con le carte colorate rosse e verdi e lei non vedeva l’ora che incominciassero a mangiarli.
“Francesca, guarda che bella, tieni ecco la carta della caramella di nonna! E questa è di papà…una della mamma e due delle zie. Hai visto come sono belle? Guarda sono trasparenti, se le metti davanti agli occhi vedi tutto a colori!”.
Francesca sorrideva felice ed allungava le braccia, contenta di poter partecipare anche lei alla sua festa!
Con le carte davanti agli occhi, favorita dalla luce del sole estivo, il mondo era tutto un’altra cosa: rosso… verde… verde… rosso… e se ne metteva due una sull’altra, poteva vedere anche marrone!
Era capace di stare lì delle ore, a guardare attraverso le sue carte colorate il mondo, il suo mondo di bambina, perché il mondo dei grandi proprio non le piaceva.
E poi le carte delle caramelle facevano quel rumore che le piaceva così tanto!
Era sempre la stessa storia, che si ripeteva puntuale a tutte le feste in famiglia: Natale, Pasqua, compleanni, onomastici; era bellissimo vuotare la calza della Befana, era piena, strapiena di caramelle e tutte le carte sarebbero state sue! Quelle che piacevano di più a Francesca erano le carte dei “cri-cri”: erano tutte colorate e scintillanti; dall’altro lato c’era un foglietto bianco con le frange, che si poteva staccare.
Papà le aveva insegnato un gioco speciale: se faceva delle palline di carta, stropicciando insieme un po’ di involucri interni dei “cri-cri”, poteva ricostruire le caramelle avviluppando le palline all’interno dei foglietti colorati.
Erano bellissime… sembravano proprio caramelle vere!
Anche se venivano ospiti o se si andava a trovare qualcuno a lei toccavano le carte delle caramelle. Quelle trasparenti erano i suoi magici occhiali da sole colorati; le altre di stagnola o di carta comune le poteva raggruppare per forma, dimensione, colore…ogni volta rimaneva in attesa febbricitante fino a quando, al culmine dell’emozione, papà le portava tutti gli involucri di quei dolciumi proibiti.
Batteva le mani e sorrideva felice…era il suo gioco preferito!
Se per caso, andando a trovare qualcuno, le veniva offerto un dolce per merenda o a fine pranzo, Francesca chiedeva: “posso non mangiare la torta, per favore mamma?” .
La mamma era proprio orgogliosa della sua bambina, così piccola, ma già così giudiziosa!
“Chissà che gusto hanno?” si chiedeva tra sé e sè, ma subito si rispondeva che non le importava, anzi era molto fortunata a non mangiarle, perché le caramelle fanno male e lei non voleva stare male.
“Già, allora perché i grandi mangiano le torte di compleanno, i pasticcini e le caramelle, se fanno venire il mal di pancia?” Più ci pensava e più si convinceva che gli adulti erano tanto, davvero tanto strani.
Se poi alle feste c’era qualche altro bambino (e la cosa capitava molto di rado), la mamma le raccomandava di non correre e di non sudare: “non sta bene che una bambina corra e si agiti. Disturba chi riposa e chi vuole stare tranquillo… ma soprattutto si sporca il vestito bello e si rovinano le scarpe”.
Francesca non osava quasi respirare, tratteneva il fiato e cercava di stare il più ferma possibile.
Sorrideva, ma i suoi occhi erano sempre tristi e melanconici.
In compenso era la gioia di mamma e papà.
Chiunque la vedesse la riempiva di complimenti: “ma che bella questa bambina, davvero garbata e così educata…sembra una bambolina!”
Già, proprio una bellissima bambola di porcellana o di panno lenci, di quelle che stanno sedute ferme, immobili, con le gambe divaricate sul letto matrimoniale e che non si devono toccare, perché se si rompono mamma e papà si arrabbiano da morire!
paolapsyco ©

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