Psicologia generale

Il senso del senso di colpa (2 parte)

Il bisogno di riparare
La differenza tra colpa è vergogna risiede nella necessità di riparazione: nella prima è presente, nella seconda no.
Il senso di colpa ha proprio la funzione di ristabilire un equilibrio omeostatico interno, rimediare al danno fatto e riportare l’ordine morale che è stato infranto.
Il bambino piccolo, già verso i 18-24 mesi, mette in atto una sequenza tipica: trasgressione, riparazione e comportamento empatico.
Nei bambini più grandi, a questa sequenza si accompagna sovente un’ammissione di responsabilità, con l’esternazione della consapevolezza di essersi comportato male, la preoccupazione per il benessere della “vittima” ed il riconoscimento delle norme morali che sottostanno al comportamento messo in atto.
Negli adolescenti e negli adulti si sale ad un livello più complesso e la percezione della colpa viene scatenata da contenuti più astratti che nel bambino, soprattutto quando l’infrazione dei valori morali ed etici hanno un contenuto sociale o culturale molto forte.
La spinta a riparare il torto fatto e la capacità di farlo dipendono da molti fattori e dalla maturità emotiva del soggetto.
Generalmente la colpa spinge a rinnovare il proprio impegno personale verso chi si è danneggiato o ferito.
A questo scopo vengono messe in atto molteplici strategie quali il sostegno morale e/o materiale, l’espressione di affetto, la concessione di maggior tempo di attenzione, la condivisione di intimità o la richiesta di perdono nei riguardi della vittima.
Il senso di malessere e di disagio provata da chi compie la trasgressione è commisurato al senso morale interiorizzato che la persona ha sviluppato nel suo cammino di crescita, unitamente ai condizionamenti dell’ambiente ed allo stile educativo ricevuto.
Il focus interno od esterno possono intensificare od attenuare il senso di malessere, a causa della diversa percezione della responsabilità e della capacità di prevedere le conseguenze dell’atto compiuto. Il malessere è proprio la conseguenza del ritenersi responsabili in prima persona dell’atto commesso e questo è ciò che scatena il senso di colpa e la conseguente sofferenza. Un eccessivo senso di colpa porta spesso a improduttivi autorimproveri, pensieri negativi ricorrenti, sensazione di inutilità e ciò genera impotenza operativa.
Attribuire la colpa ad altri, aiuta ad allontanare la responsabilità da se stessi ed a giustificare la trasgressione, permettendo al soggetto di non percepire troppo intensamente il senso di disagio e di salvaguardare la propria autoimmagine (Di Blasio e Vitali, 2001; Bybee, 1999; Castelfranchi, D’amico e Poggi, 1994).
Connotazione positiva della colpa
Quando la colpa non viene percepita nella sua dimensione punitiva, giudicante o espiatoria può diventare assolutamente positiva.
Un buon grado di autostima e di empatia, la capacità di autovalutazione ed un’attribuzione interna di responsabilità relativamente ai propri comportamenti, permettono al soggetto di trarre insegnamento dai propri errori, evitando in futuro di ricadervi o di attuare le stesse modalità disfunzionali nella messa in atto di certe azioni.
Ciò comporta un’inevitabile crescita personale, permettendo di preservare la propria autoimmagine, la propria identità e la rappresentazione positiva di sé. In questo senso, si diceva precedentemente, la colpa rimane un’espressione emotiva del momento e non diviene un tratto di personalità costantemente presente nell’individuo.
Il saper accettare i propri errori ed eventualmente correggerli consente alla persona di “darsi il permesso” di sbagliare sapendosi in grado, successivamente, di riparare e di riprendere il cammino senza il timore di che le persone con le quali si interagisce perdano la stima o la fiducia in chi commette un errore.
Il ruolo del perdono
Saper perdonare se stessi è il primo passo per vivere le proprie emozioni in maniera sana e consapevole; chi riesce a perdonarsi presenta livelli di autostima elevati e per contro livelli di ansia e di depressione bassi.
Essere più benevoli con se stessi porta ad avere un atteggiamento di accettazione di sé ed una tolleranza per i propri limiti, diminuendo i propri sensi di colpa e dando loro la giusta dimensione e collocazione.
E’ il modo corretto per prendersi cura di sé, per vivere in maniera equilibrata, essendo consapevoli dei propri limiti e delle proprie potenzialità, in una dimensione di persona responsabile ed eticamente corretta.
Perdonare se stessi (esattamente come perdonare gli altri) non significa cancellare o negare le proprie colpe: il passato non si può annullare ed il dolore connesso agli errori commessi può sempre riemergere in maniera improvvisa ed imprevista. Ma la tolleranza e l’accettazione di sé e dei propri “lati ombra” consentono di avanzare nel proprio processo di crescita in maniera sana ed equilibrata.
La capacità di perdonarsi è direttamente proporzionale alla sensazione di potersi sentire perdonati dagli altri: la percezione del perdono ricevuto da coloro che sono stati offesi ha un grande potere rigenerante e contribuisce allo sviluppo della capacità di auto perdonarsi per gli errori commessi, rielaborando e consolidando una positiva immagine di sé (Regalia e Paleari, 2008; Scabini e Rossi, 2000).

Dunque…
“Errare humanum est” (Sant’Agostino)

sed…

“Il perdono è la virtù dei forti”  (Mahatma Gandhi)

Bibliografia
Bybee J., a cura di (1998) Guilt and Children. San Diego, California, Academic Press.
Castelfranchi C., D’Amico R., Poggio I. (1994) I sensi di colpa. Aspetti cognitivi. Affettivi e relazionali. Firenze, Giunti.
Di Blasio P., Vitali R. (2001). Sentirsi in colpa. Quando ti prende il rimorso e vorresti riparare. Edizioni Il Mulino: Bologna.
Regalia C., Paleari G. (2008). Perdonare. Gli altri e se stessi. Edizioni Il Mulino: Bologna.
Scabini E., Rossi G. (2000). Dono e perdono nelle relazioni famigliari e sociali. Milano, Edizioni Vita e Pensiero.
Speziale-Bagliacca R. (1997). Colpa. Considerazioni su rimorso, vendetta e responsabilità. Casa editrice Astrolabio- Ubaldini Editore: Roma.
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