Psicologia generale

Dimmi che musica ascolti e ti dirò chi sei!

“Fra l’amore e la musica c’è questa differenza: l’amore non può dare l’idea della musica, la musica può dare l’idea dell’amore”. 

Hector Berlioz
Musica, musica, musica…ho sempre amato la musica e tutto ciò che con la musica ha a che fare: suonare, cantare, ballare, ma soprattutto ascoltare.
La “musica è vita”…per me non è un modo di dire, una frase stereotipata, lanciata per fare audience…la sento dentro, la sento nell’aria e mi attiva: quando sono giù di morale, mi ricarica; quando sono allegra, mi rende felice e piena di voglia di fare; spesso mi ispira e mi dà sempre grandi emozioni. 
La musica è nell’aria intorno a me…sento musica e ritmo nel vento tra le foglie, nello sciacquio delle onde e nel cozzare dei sassi che rotolano avanti e indietro sulla battigia, nel silenzio della notte, nel canto degli uccelli, nel rumore dei passi su di un selciato; percepisco musica nella neve sotto gli sci quando scivolo sulle piste o quando la neve secca scricchiola sotto di essi, nell’acqua spostata dal mio corpo quando nuoto e nel sibilo della freccia scoccata dall’arco quando mi esercito nel tiro…
La mia casa è sempre pervasa dalla musica, a volume medio basso; secondo me non è possibile assaporare tutte le sfumature di un qualsivoglia genere musicale si ascolti a volume troppo alto o altissimo, come sono invece abituati a fare i giovani, oggi.
Mi accompagna mentre cucino, stiro o sistemo la casa, mentre mi dedico a qualche hobby (raramente per mancanza di tempo), quando scrivo.
Bassissima, un sussurro discreto quando leggo…rimango in religioso silenzio (escludendo gli inevitabili noise ambientali fuori e dentro casa), soltanto quando studio.
George Miller (fondatore e massimo esponente storico della psicologia cognitiva) ha effettuato uno studio, ormai classico, intitolato “il magico numero sette più o meno due” analizzando la quantità d’informazione che l’uomo può elaborare e trasmettere e ha scoperto che questa quantità corrisponde circa a sette unità per volta (con uno scarto di due unità in eccesso od in difetto). 
Quando tentiamo di elaborarne più di sette compaiono diversi errori. Pertanto il limite numerico di sette sembrerebbe essere il limite naturale della memoria primaria… per questo motivo la musica non mi accompagna durante i momenti di studio.
La musica è l’arte e la scienza dei suoni nel tempo. Si tratta di arte in quanto complesso di norme pratiche idonee a conseguire determinati gradevoli effetti sonori, che riescono ad esprimere l’interiorità dell’individuo; si tratta di scienza in quanto studio della nascita, dell’evoluzione e dell’analisi dell’intima struttura della musica. Il generare suoni avviene mediante il canto o mediante strumenti musicali che, attraverso i principi dell’acustica, provocano la percezione uditiva e l’esperienza emotiva voluta dall’artista. Il significato del termine musica non è comunque univoco ed è molto dibattuto tra gli studiosi per via delle diverse accezioni utilizzate nei vari periodi storici. Etimologicamente il termine musica deriva dall’aggettivo greco mousikos, relativo alle Muse, figure della mitologia greca e romana, riferito in modo sottinteso a tecnica, anch’esso derivante dal greco techne. In origine il termine non indicava una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di “perfetto”.  

Uno studio  dell’Università di Cambridge ha dimostrato che, dal genere musicale che ciascuno di noi sceglie o che lo appassiona di più, è possibile inferire qual’è il carattere di chi ascolta la musica e ha evidenziato cinque profili musico-psicologici di ascolto.
Come per tutti i modelli psicologici, penso siano rari i tipi musicali puri; ciascuno di noi farà parte di almeno un paio di essi. 
E’ stato definito un modello pentadimensionale, che con il pentagramma si sposa benissimo direi! 

Il mio profilo è Sophisticated/Contemporary. 
Il vostro qual’è?

La citazione di Emil Cioran introdice perfettamente l’interessantissimo articolo di Giulia Belardelli sulla Psicologia della musica..

“La passione per la musica è già da sola una confessione. Sappiamo di più su uno sconosciuto appassionato di musica che su qualcuno che alla musica è insensibile e che incontriamo ogni giorno”. 

Emil Cioran (1973) L’inconveniente di essere nati

Così la canzone preferita può svelare il tuo carattere
Secondo uno studio dell’Università di Cambridge, dai brani che più ci piacciono si possono comprendere i tratti di ciascuno di noi: a definire psiche e preferenze musicali sarebbe un modello pentadimensionale. Cinque profili diversi di ascoltatore.

di Giullia Belardelli su La Repubblica Scienze del 18/02/2011
 

Un intero universo sorretto da sette elementi, una magia che ci accompagna da prima di nascere fino ai momenti conclusivi della nostra esistenza. E’ la musica, arte immateriale per definizione, musa che porta sulle spalle secoli di storia umana e non solo: secondo alcuni antropologi, infatti, le sue origini precedono di gran lunga la comparsa della nostra specie. Eppure, ancora oggi il perché dei gusti e delle preferenze musicali rimane in buona parte un mistero.

La biomusicologia, da un lato, sta cercando di capire cosa le abbia conferito un ruolo così importante nelle nostre culture. Dall’altro, c’è la psicologia musicale, che negli ultimi anni si sta impegnando sempre di più per comprendere i segreti che ci spingono ad ascoltare una sonata di Corelli, piuttosto che un cd di Battisti o l’ultimo successo dei Black Eyed Peas.

De gustibus non est disputandum, certo. Ma gli psicologi sono convinti che dietro vi sia qualcosa di estremamente complesso che vale la pena di capire. 
Ne sono certi, ad esempio, alcuni ricercatori della Cambridge University che in un recente articolo, pubblicato sul Journal of Personality and Social Psychology 1, hanno definito quelle che – secondo loro – sono le “cinque dimensioni delle preferenze musicali”. E c’è di più: per ognuno di questi attributi sarebbe possibile risalire alle caratteristiche sonore e ai tratti psicologici di chi ascolta. Tutto dipende da se preferiamo la musica melodiosa, senza pretese, intensa, sofisticata o contemporanea.

IL SONDAGGIO 2 

Alla radice dei gusti.
Attraverso studi degli anni passati è emerso come le preferenze musicali siano il riflesso di numerosi fattori: dalla genetica alle influenze culturali, dalle mode del momento alle esperienze personali. Di recente, tuttavia, si è fatta strada l’ipotesi che questa categoria di gusti possa essere considerata in gran parte come una manifestazione esplicita della psiche. Secondo questo approccio, le persone tendono a circondarsi di ambienti musicali che rafforzano e riflettono le loro attitudini, emozioni e personalità. 
Ad esempio, per Peter Rentfrow, autore dello studio e professore di Psicologia sociale e dello sviluppo alla Cambridge University, “dichiarare cantanti e canzoni preferite è come fare una precisa affermazione di ciò che siamo e di come vogliamo che gli altri ci vedano”.

La musica in cinque categorie. 

Analizzando le preferenze musicali di oltre 2.000 individui e utilizzando una metodologia statistica priva di ipotesi a priori, il gruppo di ricerca guidato da Rentfrow ha raggruppato ben ventitré generi musicali in cinque fattori base. In questo modo, gli studiosi hanno creato un modello chiamato MUSIC, dalle iniziali delle principali caratteristiche di ogni dimensione sonora: “Mellow” (melodiosa), “Unpretetious” (senza pretese), “Sophisticated” (sofisticata), “Intense” (intensa) e “Contemporary” (contemporanea). Per ogni dimensione hanno poi chiesto ai volontari di indicare gli attributi dominanti (come ritmo, timbro e tipi di sonorità) e di collegare un tratto psicologico percepito come intimamente connesso.

1. Tutta questione di melodia. Secondo lo schema MUSIC, il primo fattore (non in termini di importanza, bensì da un punto di vista prettamente lessicale) è la melodia (dall’inglese “Mellow”). In questa famiglia sono racchiusi il pop, il rock leggero, la musica soul e l’R&B. Le canzoni che vi fanno parte sono descritte come lente, calme e prive di distorsioni. Psicologicamente gli autori dello studio legano a questi generi le persone romantiche, quelle che vedono la musica come un mezzo per rilassarsi o che portano con sé un velo di tristezza.

2. La musica senza secondi fini. La seconda dimensione è occupata dalla musica “senza pretese” (da Unpretentious). In base ai dati, fanno parte di questo gruppo tutta la musica country, il bluegrass e in parte il Rock-n-Roll. In quanto a emozioni, sempre secondo i ricercatori, questa categoria viene percepita come rilassante, non complicata e non aggressiva. Uno studio precedente condotto dell’Università di Edimburgo aveva indicato come questi generi musicali siano associati in maniera più marcata a una delle “big five” della personalità: la coscienziosità.

3. Per le orecchie più complesse. A rappresentare la S è la musica “sofisticata” (“Sophisticated”). I brani che ne fanno parte quasi mai prevedono un cantante, ma solo sonorità non elettriche e prive di percussioni. I generi che vi appartengono – va da sé – sono la musica classica e la sinfonica, così come il jazz old style e la musica celtica.

Chi ascolta questa melodie è soprattutto alla ricerca di ispirazione e spiritualità, ma possiede anche buone abilità nei compiti sociali e soprattutto è dotato di un’elevata apertura mentale, un’altra delle big five.

4. In cerca di emozioni forti. In base all’analisi degli studiosi di Cambridge, le canzoni rock, punk, heavy metal e power pop fanno parte della categoria definita “Intense”: ovvero la musica intensa, spesso distorta, elettrica e dai ritmi forti.

Secondo gli autori, gli attributi psicologici di chi preferisce questo tipo di sonorità sono l’aggressività e un certo grado di ostilità nei confronti dell’ambiente circostante
Prevedibilmente, gli amanti della dimensione “intensa” non sono in cerca né di relax, né di romanticismo, ma piuttosto di quella carica energetica che consente di affrontare al meglio le sfide con se stessi e con gli altri.

5. Le sonorità nuove. La quinta dimensione musicale, chiamata “Contemporary”, contiene al suo interno generi alquanto diversi: dal rap all’elettronica, dalla musica latinoamericana all’acid jazz.

I tratti distintivi di questa famiglia sono le percussioni e le sonorità elettroniche, mentre le persone che la preferiscono, di solito, traggono dai ritmi veloci uno stato di felicità e possiedono una buona apertura mentale.
Malgrado la sua robustezza, tuttavia, è bene precisare che il modello MUSIC non pretende di incasellare tutti i generi musicali e le preferenze di ogni individuo. Come sottolineano gli autori, infatti, per ora si tratta solo di una “road map” della psicologia dei gusti musicali, uno strumento da tenere presente quando proviamo a immaginare cosa sta frullando nella testa di una persona semplicemente sbirciando la playlist del suo mp3. 
Indice dei link

Fonte: http://www.repubblica.it/scienze/2011/02/18/news/tipo_ascoltatore_di_musica-12613681/

Annunci