Psicologia generale

“Sogno o son desto?” Il sogno ad occhi aperti nella terapia per il cambiamento

“Per tutti quelli che sognano di cambiare e cambiano sognando…” (Paola S.)

“…Era notte, in un posto sconosciuto, e camminavo lentamente e con fatica contro un forte vento. Dappertutto intorno v’era una fitta nebbia. Con le mani facevo schermo a un fievole lume che minacciava di spegnersi ad ogni momento: tutto dipendeva dal riuscire a tener viva questa piccola luce. Improvvisamente avevo la sensazione che qualcuno stava sopraggiungendo alle mie spalle, mi voltavo, e vedevo una figura nera, gigantesca, che mi seguiva. Ma al momento stesso avevo la coscienza, nonostante il mio terrore, di dover salvare la piccola luce tutta la notte e nel vento, senza badare al pericolo…”(C. G. Jung)

Quando Carl Gustav Jung si risvegliò da questo sogno, si rese subito conto che la “figura nera”, come ebbe modo di scrivere in seguito, era “la mia propria ombra nel turbinio della nebbia, evocata dalla piccola luce che portavo”.
Egli, all’epoca ancora adolescente, per un certo periodo di tempo aveva visto se stesso come diviso in due personalità. La prima era lo Jung di tutti i giorni, il Sé quotidiano, mentre la seconda era “un mondo di premonizioni intuitive”. Jung diede un’interpretazione del proprio sogno, individuando in se stesso il portatore della luce della coscienza, la sua personalità numero uno, mentre nell’ombra che lo seguiva la personalità numero due.

“La tempesta che soffiava contro di me era il tempo, che scorre senza tregua verso il passato e senza tregua, allo stesso modo, ci incalza alle calcagna”.

Egli decise di continuare il proprio cammino nella vita conscia con la personalità numero uno e di separarsi, temporaneamente, dalla personalità numero due. Anni dopo, quando aveva ormai scoperto qual era la sua vocazione e la strada verso il proprio destino appariva chiara, i due flussi del suo essere confluirono in uno solo, rendendolo quello che lui definì “due nature unite”:

“Era come se due corsi d’acqua si fossero uniti in un unico impetuoso torrente spingendomi inesorabilmente verso mete lontane”.

L’esperienza di vedere se stesso mettere in scena il proprio sogno come attore, aiutò Jung a decifrare il proprio destino.
Sognare ad occhi aperti permette di trovare nuove soluzioni a vecchi problemi ed è veramente un mezzo utilissimo, una strada vincente per entrare profondamente dentro se stessi e permettere alla propria mente di lavorare per agire il cambiamento. L’immaginario rappresenta una via di accesso privilegiata alla realtà.
Già Freud suggeriva questa riflessione quando, ne “L’interpretazione dei sogni”, metteva in evidenza la realtà affettiva, la verità del sogno notturno che si presenta come la quintessenza dell’immaginario:

“Se nel sogno ho paura dei briganti, questi sono, è vero, immaginari, ma la paura è reale. Lo stesso accade se sono contento. Stando alla testimonianza della nostra sensibilità, l’affetto vissuto in un sogno non ha affatto minor intensità di quello vissuto nella veglia; e col suo contenuto affettivo il sogno pretende, più energicamente che col suo contenuto rappresentativo, d’essere accolto tra le esperienze reali della nostra psiche”.

Successivamente, Freud compara i sogni notturni alle fantasticherie o alle fantasie diurne, rilevando come queste siano della stessa natura del sogno.
Per contro Desoille,  nel suo libro “Teoria e pratica del sogno da svegli guidato” afferma:
“Equilibrio spirituale significa pace interiore, ma non per questo riposo”. 
L’obiettivo primario e centrale di Desoille era quello di trovare un metodo per superare i problemi dell’uomo e fornire ad essi una soluzione. Fu sperimentando su se stesso e sugli altri il potere dell’immaginario, il quale ha la capacità di strapparci di dosso la corazza e la povertà dei nostri vissuti, che considerò proprio questo come una possibile strada maestra verso il cambiamento.
Non c’è mai fine all’evoluzione della persona, ciascuno di noi è in continuo mutare, ma è fondamentale che, al termine di un processo di cambiamento, ci si possa voltare indietro con il giusto distacco emotivo, avendo fatto tesoro dell’esperienza passata, intrisa di tutto il negativo ed il positivo che l’hanno caratterizzata, non ricadendo più negli stessi meccanismi di sofferenza, di paralisi, di impotenza sui quali si è vissuto per lungo tempo, ma facendo tesoro di tutto ciò che di utile quell’esperienza ha portato.
Non ci può essere cambiamento senza confusione e prima della chiarezza c’è sempre il caos, ma occorre che la persona ne venga fuori rinnovata, rinata a nuovo essere e salda in questo rinnovamento.
Il sogno è, dunque, uno degli ingredienti essenziali per il cambiamento: non tanto quello notturno, anch’esso sicuramente carico di simboli e significati, ma il sogno ad occhi aperti, l’immaginario e la fantasia creatrice.
Lavorare sul “come se”, far finta di essere già divenuti la persona nuova che si sta intensamente cercando, è un passaggio chiave per giungere al “così è”.
La persona si è vista così tante volte vincente, sicura di sé, padrona della sua vita, che sarà veramente meraviglioso per lei accorgersi ad un certo punto che la mutazione è avvenuta veramente, che si sta muovendo con disinvoltura in una “pelle nuova”, avendo rotto definitivamente i vecchi schemi, le vecchie cornici che la imprigionavano senza apparente via d’uscita.
Il paziente che lavora attivamente per il proprio cambiamento, non dà spazio alla superstizione o all’intervento di un destino indomabile. Ciascuno è attore della propria vita, delle proprie azioni e delle proprie scelte, giuste o sbagliate che siano.
Non c’è nulla di sbagliato nel non riuscire a cambiare le cose subito: ognuno ha i suoi tempi, le sue personali modalità di approcciarsi ad una possibilità di cambiamento; e ciascuno ha la sua propria intelligenza ed il suo personale modo di utilizzarla. Non esistono errori irreparabili, fallimenti. Ogni esperienza, per negativa che possa essere, è un importante bagaglio che ciascuno di noi porta con sé e che, prima o poi, gli tornerà utile per compiere il passo successivo.
Viaggiando, fisicamente o con la mente, ci si accorge che le strade sono tante e ci si trova continuamente di fronte ad un bivio. Decidere dove andare spesso non è facile, perché ogni scelta comporta automaticamente una rinuncia, ma tornare indietro è sempre possibile; ripercorrere il cammino a ritroso, ritornare al bivio e imboccare una strada diversa è sempre possibile. Il cammino sarà più lungo, a volte più tortuoso, ma la meta è sempre là: qualunque sia la strada la meta rimane sempre raggiungibile.
Così il destino, il fato, non ci assale, non trama per noi o contro di noi e noi siamo gli artefici del nostro destino, noi che costruiamo la nostra realtà facendo delle scelte in piena libertà e responsabilità, decidendo come saremo e dove vogliamo andare.
Tutto questo è possibile attraverso un viaggio straordinario della nostra mente; l’interessante non è la destinazione, ma il viaggio stesso, il percorso che costruiamo di giorno in giorno decidendo continuamente le deviazioni, le svolte, i sottopassaggi, le curve ed i rettilinei che vogliamo percorrere per giungere alla meta.
Per il paziente, come per chi compie un gesto creativo, è un momento di ricchezza ed al tempo stesso di fragilità. L’atto attraverso il quale il creatore si stacca dal caos per imprimergli il suo ordine, domina l’assurdo, lo bonifica e gli conferisce senso.
Far sognare le persone per portarle a trovare una soluzione ai loro problemi ma, più semplicemente, farle sognare per aiutarle a vedere più soluzioni possibili allo stesso problema, è vincente.
In fondo si sfruttano meccanismi che sono naturali, in quanto li si mette in atto tutti i giorni, fanno parte della nostra fisiologia. Dormire e sognare è prerogativa di tutti, non è possibile non sognare, anche se al risveglio non ci si ricorda il sogno fatto; allo stesso modo si sogna ad occhi aperti, guardando un film, leggendo un libro, seduti in riva al mare o in punta ad una montagna, scrutando l’orizzonte.
Sognare è benefico, è rigenerante, è rilassante.
Il sogno da svegli, l’immaginazione, il viaggio con la mente, portano inevitabilmente a pensare, creare e vedere una nuova realtà, alla quale il paziente non aveva mai potuto pensare di avvicinarsi, perché il terapeuta, permettendogli di sognare gli ha dato “il permesso di darsi il permesso”
I terapeuti non fanno altro che suggerire alle persone di continuare a fare ciò che ogni essere umano ha fatto, dalla sua prima comparsa sulla terra fino ad oggi; solamente che ormai si è dimenticato come si fa.
Fermiamoci sulla riva del lago, sdraiati con il mento appoggiato sulle mani, a guardare un tramonto, a sospirare e a sognare cosa ci sarà, domani, al di là dell’orizzonte!
Bibliografia
Bachelard, G. (1988). Psicoanalisi dell’aria. Sognare di volare: l’ascesa e la caduta. RED: Como.
 
Dalai Lama. (2000). Il sonno, il sogno, la morte – A cura di F. J. Varela. Neri Pozza: Vicenza.
 
Desoille, R. (1974). Teoria e pratica del sogno da svegli guidato. Astrolabio: Roma.
 
Fisch, R., Schlanger, K. (2003). Cambiare l’immutabile, terapia breve per i casi difficili.  
Raffaello Cortina Editore: Milano.
 
Freud, S. (1989). Il poeta e la fantasia. Bollati Boringhieri: Torino.
 
Freud, S. (1980). L’interpretazione dei sogni. Bollati Boringhieri: Torino.
 
Flanagan, O. (2000). Anime che sognano. Il sonno e l’evoluzione della coscienza. Editori Riuniti: Roma.
 
Gordon, D. (1992). Metafore terapeutiche. Astrolabio: Roma.
 
Jung, C. G. (1978). Ricordi, sogni, riflessioni. Rizzoli: Milano.
 
Kopp, R.R. (1998). Le metafore nel colloquio clinico. L’uso delle immagini mentali del cliente. Ed. Centro Studi Erickson: Trento.
 
Visser, M. (2003). Al di là del fato. Edizioni Magi: Roma.
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