Neuroscienze, Psicologia generale

Neuropsina, la nuova molecola dell’ansia

Un’interessante ricerca relativamente ai meccanismi neurofisiologici dell’ansia, apparsa sul sito Nature.com mette al corrente di nuove ipotesi sull’origine dell’ansia dal punto di vista neurofisiologico.

Neuropsina, la nuova molecola dell’ansia

Individuata una via biomolecolare chiave nella traduzione in un comportamento ansioso dei segnali ambientali correlati allo stress
Una via biochimica di risposta allo stress, coinvolta nella generazione della sensazione di ansia, è stata individuata da un gruppo di ricercatori che ne dà notizia in un articolo pubblicato su Nature. La scoperta apre nuove possibilità di intervento sui disturbi d’ansia, una patologia che interessa almeno una volta nella vita dal 20 al 30 per cento della popolazione.

“Sappiamo che certe persone sono più suscettibili agli effetti più dannosi dello stress rispetto ad altre. Anche se la maggior parte di noi si deve confrontare con eventi traumatici, solo alcuni sviluppano disturbi psichiatrici associati allo stress, come depressione, disturbi ansiosi o il disturbo da stress post-traumatico. Le ragioni di questo fatto non erano però chiare”, ha detto Robert Pawlak, uno dei coordinatori della ricerca.

Lo studio ha scoperto in particolare che il centro delle emozioni del cervello, l’amigdala, reagisce allo stress aumentando la produzione di una proteina, la neuropsina. Questa innesca una serie di eventi che determina un aumento dell’attività dell’amigdala stessa. Fra questi si ha l’attivazione di un gene che determina la risposta stressoria a livello cellulare.

“Ci siamo chiesti: quali sono le basi molecolari dell’ansia in risposta a uno stimolo nocivo? Come vengono tradotti in comportamento i segnali ambientali correlati allo stress? Per studiarlo abbiamo usato una combinazione di approcci genetici, molecolari, elettrofisiologici e comportamentali. Il risultato è stato la scoperta di una via biologica finora sconosciuta che media la risposta ansiosa allo stress”, ha spiegato Pawlak.

“Abbiamo così esaminato le conseguenze comportamentali della precedente serie di eventi cellulari causati dallo stress nell’amigdala” ha aggiunto il ricercatore.

“Dagli studi nel topo sappiamo che quando è sottoposto a stress evita, per esempio, le aree di un labirinto in cui si sente meno sicuro. Tuttavia quando le proteine prodotte dall’amigdala venivano bloccate, o farmacologicamente o con terapia genica, i topi non mostravano quei tratti. Le conseguenze comportamentali dello stress non erano più presenti. Se ne conclude che l’attività della neuropsina e delle proteine associate possono determinare la vulnerabilità allo stress.” (gg)

(21 aprile 2011)
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