Psicologia generale, Psicologia sociale

“L’amante inglese”: storia di (stra)ordinaria passione. Al di là della finzione cinematografica, uno spaccato della coppia moderna

“Ma ciò che dice una donna all’amante appassionato, scrivilo nel vento e nell’acqua rapida”
(Catullo)
Che vi sia un malessere generale nella società odierna, che vi sia una crisi dei valori riscontrabile in tutte le aree del vivere quotidiano (spiritualità, lavoro, educazione, rapporti di coppia, amicizie) è cosa oramai nota. Il mondo è cambiato, i tempi sono cambiati e ciò che un tempo non era “lecito” o veniva considerato “sconveniente”, oggi per molti versi è stato accettato e passa come  cosa oramai assolutamente normale.
Eppure, pur ritenendomi una persona aperta e, direi, “moderna”  e di ampie vedute, rimango sconcertata nel leggere nell’articolo della collega dott.ssa Sara Eba Di Vaio, non tanto che le relazioni extraconiugali siano in aumento e sempre più frequenti, ma che esista un sito dedicato a presone sposate: Incontri-Extraconiugali.com. Come vedrete, a giugno il sito ha registrato 120.000 richieste, cifra che ci dà il polso di quanto malessere abiti le coppie del nuovo Millennio.
Quali sono (o saranno) le conseguenze a lungo termine non possiamo saperlo, ma è illuminante e molto interessante l’analisi che viene fatta nell’articolo, relativamente agli aspetti positivi (pochi) e negativi (moltissimi), tutti naturalmente a carico di colui o colei che ricopre il ruolo dell’amante. Il bilancio è decisamente a svantaggio della donna che, come sappiamo, investe molto a livello affettivo. Per lei il rapporto non si limita quasi mai ad un semplice incontro sessuale, soprattutto se il rapporto ha una certa durata nel tempo. Molto presto (se non subito) le donne si abbandonano al sentimento, alla dedizione, alla passione e soffrono perchè gli uomini non fanno altrettanto: restano quasi tutti nella dimensione sessuale, che dopo un po’ alla donna non basta più.
Vi lascio alla piacevole ed interessante lettura, sperando di aver gettato un seme di riflessione per tutti, senza giudizi etici o morali che ognuno deve sospendere ed abbandonare, poichè a nessuno di noi compete entrare nell’intimo dell’altrui persona, nel rispetto delle sue scelte e delle sue decisioni, ma ascoltando dentro di sè cosa risuona (che si abbia o non si abbia qualche “scheletro nell’armadio”, poichè non è questo il luogo per tirarlo fuori).
Paolapsyco
L’amante è solo per me! Dott.ssa Sara Eba Di Vaio
Le relazioni extraconiugali sono sempre più di moda e in aumento se un sito come Incontri-Extraconiugali.com (il primo sito di incontri in Italia dedicato a persone sposate) sta registrando un vero e proprio boom di iscrizioni (nel solo mese di giugno 120 mila richieste: 78mila uomini e 42 mila donne). E per la maggior parte degli interessati (il 62%) tradire non vuol dire affatto chiudere la propria storia ufficiale… anzi! Nel tradimento si ricerca spesso quel diversivo, quell’elemento di trasgressione, quell’avventura sessuale che possa permettere di permanere – più o meno serenamente – nella propria coppia.
Esistono delle differenze di genere nel vivere una relazione extraconiugale: molto spesso le donne legano il tradimento ad un coinvolgimento emotivo ed amoroso, mentre gli uomini lo legano di più al piacere sessuale. Le donne iniziano spesso una relazione se vivono un’insoddisfazione all’interno del proprio rapporto di coppia cosa questa non significativa per gli uomini. Le donne, pur soffrendo maggiormente della clandestinità che si accompagna ad una relazione extraconiugale sono in grado di fingere e nascondere meglio le “prove” dell’adulterio.
Ma in tutto questo un ruolo importante (e doloroso… diciamolo subito) lo ricopre l’altro/l’altra: l’AMANTE. Chi si approccia ad essere il partner non ufficiale, chi decide di viversi una storia da amante deve conoscere le regole del gioco:
– niente aspettative a medio-lungo termine
– niente richieste
– niente condivisione
In sostanza… niente relazione!
La relazione con una persona già impegnata, infatti, andrebbe correttamente definita “non relazione”, caratterizzandosi tendenzialmente come un rapporto di non reciprocità, di non scelta, in cui i bisogni dell’altro (l’amante) non sembrano essere visibili. Si tratta di una storia di passione e di desiderio che, molto spesso, ha poco a che fare con l’amore.  E in questo, le donne soffrono di più perché, eccezioni a parte, non riescono a stare semplicemente nella dimensione sessuale caratteristica della non-relazione ma sperimentano subito il bisogno di una relazione affettiva. È poi vero che a volte anche nella non-relazione ci si comporta “come se” si fosse innamorati, da parte di entrambi, sforzandosi di condividere uno spazio del NOI, di mettere su una sorta di relazione, di fare insieme cose carine, oltre al sesso. E si arriva persino a sperimentare la gelosia.
In particolare, sembra che l’uomo sposato (o già impegnato) viva una profonda gelosia nei confronti dell’amante, cosa questa che viene spesso scambiata dall’amante stessa come un segnale di vicinanza, amore, interessamento, desiderio di unicità. Niente di più falso!
Si tratta di un bisogno egoistico di esercitare il senso della “proprietà”, di appartenenza, di unicità che è, nella non-relazione, possibile solo in un senso.
Chi vive già una dimensione di coppia non può, per definizione, scegliere un’altra persona, o può farlo solo dettando le proprie regole, “pretendendo” che vadano bene anche all’altro e che creino comunque una soddisfazione tale da non giustificare il bisogno di ricercare gratificazioni esterne alla non-coppia.
Giocandosi poi la relazione extraconiugale tutta nella dimensione erotico-sessuale, la gelosia per l’amante rimanda anche al bisogno di proteggersi dal confronto con l’altro, che può essere vissuto e percepito come minaccioso. Anche perché si consapevoli (più o meno consciamente) che la non-relazione si fonda su basi precarie, instabili che alimentano le incertezze e quindi il bisogno di controllo.
Nell’immaginario comune l’amante (in particolare quando è donna) deve essere sempre accessibile, disponibile e sessualmente desiderabile. La sua vita “deve” svolgersi in funzione dei tempi, delle richieste e delle disponibilità del partner ufficialmente accompagnato.
Essere l’amante di una persona impegnata può essere visto come un gioco di seduzione e di ruolo, divertente e stimolante se vissuto e scelto consapevolmente senza raccontarsi storie diverse. Ma si tratta anche di un gioco pericoloso che espone al dolore e alla sofferenza.
Importante sottolineare che la sessualità (ovvero la dimensione fondamentale in cui si gioca la non–relazione) quando viene vissuta come ricerca disperata dell’altro, del suo corpo, non esprime un bisogno di vicinanza quanto invece quello di non entrare in contatto emotivo con l’essere desiderato.
Per fortuna arriva il momento in cui ci si stanca della quasi-presenza, della quasi-condivisione  e della non-relazione e si inizia a sperimentare l’importante bisogno di una storia in cui ci si possa sentire scelti fino in fondo e amati in esclusiva.
Chiudere una non-relazione può non essere semplice ma certamente indispensabile per permettere alla persona di tornare ad essere visibile ed ad esistere nei propri bisogni ed aspettative.
E per chi sente di non farcela può essere importante chiedere aiuto, accantonando vergogne e sensi di umiliazione per provare a rileggere i motivi che hanno condotto a scegliere di vivere una relazione così poco autentica.
Ricordando, infine,  che amore e sessualità possono avere bisogni sottostanti differenti: il desiderio sessuale ha bisogno di distanza, insicurezza, novità, sorpresa, tensione emotiva e segretezza. L’amore, invece, ha bisogno di intimità, familiarità, tenerezza, sicurezza, comunicazione e… sincerità!
Fonti:
Carotenuto A., 2002, Il gioco delle passioni, Bompiani, Milano
Morganti. M., Di Vaio S.E., 2007, Se il tuo “LUI” è sposato. Istruzioni per l’uso, Franco Angeli, Milano
http://www.incontri.extraconiugali.com
http://www.benessere4u.it/essere-amante/
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