Psicologia generale, Racconti

Una vacanza fuori programma

“Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”. (Guy de Maupassant)

 Come da un po’ di tempo a questa parte, anche quest’anno non avevo programmato viaggi e vacanze e mi stavo rassegnando alla quarta estate in quel di Torino quando, navigando su internet, mi sono imbattuta nel sito della Locanda Senio, in un pesino sulle colline della Toscana.

Un sito molto accattivante: i proprietari si occupano di ogni cosa; Roberta, la moglie, in cucina prepara tutto con le proprie mani (pane compreso) ed il marito Ercole pare essere un po’ il tuttofare dell’azienda famigliare.

Mando una mail molto diffidente, pensando che le informazioni e le fotografie degli hotel trovati su internet sono preparate ad hoc per attirare clientela e non sono mai veritiere. Sembra tutto bello, tutto pulito e appena ristrutturato e poi…sempre le solite fregature!

Comunque scrivo per chiedere informazioni e…tempo zero ricevo risposta da Emanuele, l’addetto alla reception.

Lo scambio di mail è veloce, le informazioni su prezzi e trattamento sono molto convincenti e la tentazione è forte…mi chiedo cosa si nasconda dietro tutto ciò.

In ogni caso la voglia di vacanza ha il sopravvento e, fatti due (anche quattro…) conti, decido di prenotare.

Che Dio me la mandi buona!

Raggiungere Palazzuolo sul Senio da Torino non è così agevole: devo cambiare ben tre treni (Torino-Bologna; Bologna-Faenza; Faenza-Marradi); ma non è finita qui…il paesino è a undici chilometri dalla stazione e verrà recuperarmi il mini bus della Locanda.

Solo una pazza, nella settimana di metà agosto, intraprenderebbe un viaggio simile e non troverò di certo posto proprio a Ferragosto.

Il problema non consiste tanto nel tempo di percorrenza, che sarebbe di tre sole ore se le Ferrovie dello Stato fossero ben organizzate: la coincidenza Bologna-Faenza non è prevista, i due treni arrivano e ripartono ad un minuto di distanza l’uno dall’altro, cosa che  comporta un’ora di sosta nella stazione di Bologna in attesa del convoglio successivo; l’incognita sta proprio nel riuscire a prendere le tre coincidenze.

Le informazioni da chi è già in viaggio per l’Italia sono a dir poco sconfortanti…a Livorno una famiglia di amici non ha trovato la nave in porto, mentre un’altra mandava notizie di trecentosessanta minuti di ritardo (sei ore!) per raggiungere il Salento, senza che l’enorme disagio fosse attenuato da generi di conforto quali bevande o viveri.

Arriva l’agognato giorno della partenza e, con grande sorpresa il treno Frecciarossa per Bologna parte dalla stazione Porta Susa in perfetto orario; un treno dopo l’altro, arrivo a destinazione nei tempi previsti, trovando il minibus ad attendermi, come promesso.

Ma… aspettiamo a cantar vittoria: ancora non ho visto l’hotel e chissà cosa mi aspetta “lassù sulle montagne”, o meglio sulle colline del Mugello.

L’autista è un silenzioso e discreto signore, che guida con destrezza nelle curve che separano la cittadina di Marradi a Palazzuolo sul Senio ed io viaggio senza alcun disagio, considerato che solitamente soffro il mal d’auto.

Però…vista da fuori questa Locanda è davvero carina!

L’accoglienza di Emanuele è squisita: anche lui gentilissimo e discreto mi accompagna nella mia camera, dal nome “Malva”. Sulla porta oltre all’identificativo numero uno, c’è una graziosa immagine del fiore di malva…e ogni stanza ha il suo numero ed il nome di un’erba aromatica diversa.

La stanza è un bijoux…tendine con allegri fiori alla finestra abbinate al copriletto, scrivania, armadio e comò; il bagnetto privato è lindo e profumato, come tutto il resto della camera.

E sul comò un foglio personalizzato con il mio nome, mi dà il benvenuto dello staff.

La finestra si affaccia sulla piscina, posta nel giardino interno e c’è la possibilità, prenotandosi, di usufruire di sauna, idromassaggio e bagno turco, tutto compreso nel prezzo.

Volendo poi “esagerare” si può accedere a prezzi modici alla beauty farm, che offre massaggi, fanghi termali ed altri “trattamenti benessere”.

Conosco anche il proprietario, Ercole, ovviamente anche lui simpatico e molto gentile.

Questa vacanza comincia ad avere un che di miracoloso…

 Dopo un sonnellino per riprendermi dalle “fatiche del viaggio”, mi avventuro alla scoperta del paese.

Dal pieghevole che descrive i possibili percorsi interni ed esterni al Borgo, apprendo che il nome di Palazzuolo deriva da “Palaciolum”, denominazione dell’alto Medio Evo e da Palatium, inteso come  il luogo dove i funzionari del Re riscuotevano le imposte ed amministravano la giustizia. Il territorio di Palazzuolo, anticamente più esteso dell’attuale Comune, assunse diversi nomi a partire dal secolo XII in poi; dal catasto del 1428 dell’Alto Senio (che allora formava un’ampia area golenale fra le colline del circondario), risulta un “Palazzuolo Vecchio”, ubicato in una zona diversa da quella attuale. La sua posizione si può spiegare come punto strategico di controllo di guado sul fiume, dove si incrociano le valli principali del territorio.

Il Borgo era la parte sviluppatasi fuori del “Castello” (il “Castrum Palazoli”), come solitamente avveniva in quell’epoca storica ed il paese oggi si estende a nord e a sud del fiume, collegato da un ponte sul fiume Senio da cui acquisisce l’attuale denominazione.

Mi avventuro tra le stradine che salgono e scendono, seguendo il “disegno” della collina e resto affascinata dai numerosissimi archi in pietra che costellano tutta la parte vecchia del paese: il Borgo vero e proprio, dove si trova anche la “mia Locanda”.

Vasi di fiori ai balconi, tanto legno ed un’estrema pulizia delle costruzioni e delle strade, fanno bella mostra di sé; ma ancor più mi colpisce un aspetto che sa davvero di tempi andati e che mi dà la sensazione di essere finita fuori dal mondo reale…

Le porte delle case sono tutte aperte e come nelle dimore di campagna hanno la cucina che si affaccia sulla strada; nessuno se ne ha a male se passando si lancia uno sguardo all’interno. Mi fermo per fotografare un delizioso micetto bianco e nero e dalla porta di casa si affacciano due occhioni di bimba, alla quale chiedo il permesso di immortalare il gatto. Permesso accordato: esce allo scoperto, mi dice che la bestiola si chiama Pallino e lo prende in braccio per farmelo fotografare meglio. Mi allontano sorridente salutando la mamma e la nonna della bimba, che ricambiano con un altrettanto sorriso e uno squillante “buona sera”…cammino pensierosa: qui si può parlare con i bambini senza essere scambiati per mostri o pericolosi pedofili.

Faccio il giro di entrambi i lati del paese, continuando a catturare immagini qua e là e faccio anche la conoscenza del Parroco. Un omone di colore, probabilmente un missionario od un frate, con un abito talare color avorio, che fa risaltare ancora di più la sua carnagione nerissima. Si chiama Paolo, è qui da otto mesi e mi intrattiene piacevolmente per una buona mezzora. Fedeli o meno che si sia, non dà fastidio parlare con lui e viene voglia di entrare in chiesa per visitarla.

Terminato il mio giro, scendo vicino al fiume dove c’è un gigantesco salice e mi siedo su una panchina posta sotto i suoi freschi rami a leggere (evitare di farlo quando “piange”, per non bagnarsi tutti…).

Giunge l’ora di cena, che non delude le aspettative create dalle ricette descritte sul sito; è tutto di una bontà infinita: il pane e le piade di Roberta, presenza invisibile ma fondamentale (non meno di sei tipi diversi tra dolci e salati), sono fragranti e gustosissimi, così come la crema di borraggine, la pasta al forno, la faraona con la pelle croccante (fuori e morbida dentro, come recita una nota pubblicità) e deliziose patate al forno. Il dolce…mmmmmmm!

Il menù a fianco del mio piatto è nuovamente personalizzato con il mio nome.

A tavola chiacchiero piacevolmente con un’ospite anziana della locanda; ci intratteniamo per tutta la cena ed oltre e conosco una coppia con una bimba di due anni e mezzo bellissima!

La giornata è finita, vado a letto stanca, appagata e ancora un po’ incredula.

Il silenzio della notte concilia un sonno davvero ristoratore e mi alzo allegra e ben riposata. Mi guardo intorno, la stanza, le tende…tutto è ancora al proprio posto. Non era un sogno, la giornata di ieri è passata davvero così come l’ho descritta.

Scendo a fare colazione, dove mi aspettano le marmellate e le torte di Roberta, degli squisiti formaggi, del salame ed il suo buonissimo pane, ma…l’organizzazione qui non finisce mai di stupire: mi attende Emanuele con il biglietto del bus ed i biglietti del treno per Firenze (mi ci recherò domani), tutti gli orari ben stampati come promemoria e perfino la prenotazione per gli Uffizi, che mi risparmierà almeno un paio d’ore di coda alla biglietteria. Il tutto corredato da cartina della città e guide turistiche.

Già che ci siamo pianifichiamo anche la visita a Faenza di sabato et voilà si materializzano orari, cartine e guide anche in questo caso.

Me ne vado in piscina dove passerò buon parte della mattinata e del pomeriggio, prendendo il sole, nuotando e giocando in acqua con la mia nuova piccola amica e la sua mamma.

Un po’ incautamente ho preso troppo sole e stasera la pelle brucia parecchio, ma non importa, mi predispongo per un altro bel sonno ristoratore, in attesa della gita di domani…non vedo l’ora.

Va beh, ho capito, volete l’indirizzo…

“Seconda stella a destra

questo è il cammino

e poi dritto, fino al mattino

poi la strada la trovi da te

porta all’isola che non c’è”.

(E. Bennato)

Siti internet

http://www.locandasenio.com

http://www.comune.palazzuolo-sul-senio.fi.it

http://www.palazzuoloturismo.it

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