Psicologia dello sport, Psicologia sociale

Do Hit or not do Hit…that is the question 

“To be, or not to be: that is the question
 Shakespeare The tragedie of Hamlet, prince of Denmarke)
“La psicologia della salute è l’insieme dei contributi specifici (scientifici, professionali, formativi) della disciplina psicologica alla promozione ed al mantenimento della salute, alla prevenzione e trattamento della malattia e all’identificazione dei correlati eziologici, diagnostici della salute, della malattia e delle disfunzioni associate. Un ulteriore obiettivo consiste nell’analisi e miglioramento del sistema di cura della salute e nella elaborazione delle politiche della salute”. (Matarazzo, 1980)

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito la salute “uno stato di completo ben-essere fisico, mentale e sociale, e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità” (WHO, 1986).

 

Comparini (1999), fornisce la seguente definizione di salute e malattia “un individuo è sano (in stato di salute) se reagisce in modo adattivo, cioè con processi di adattamento, e quindi anche con comportamenti, utili alla conservazione o al ripristino del proprio equilibrio strutturale-funzionale di tale stato di adattamento, agli stimoli ambientali (positivi o negativi) “tipici” della sua specie […]; un individuo è malato (in stato di malattia) se non reagisce o reagisce in modo disadattivo agli stessi stimoli”.

 

Ogni essere umano, nel suo percorso evolutivo che ha inizio al momento della nascita, acquisisce, se pur con tempistiche diverse e del tutto individuali, varie abilità mettendo in atto comportamenti di tipo motorio: intorno ai 6 mesi riesce a stare in posizione seduta, tra i sette e gli otto mesi deambula in quadrupedia e verso l’anno di età sperimenta la possibilità di reggersi sulle proprie gambe e di deambulare. Ciò che avviene nel periodo successivo alla prima infanzia dipende da molteplici fattori (genetici-individuali, ambientali ed educativi).

 

Lo sviluppo motorio non può essere svincolato dallo sviluppo emotivo e cognitivo dell’individuo: occorre che il bambino attui un lavoro di decodifica delle informazioni, di memorizzazione attiva (non solo di riconoscimento, ma soprattutto di rievocazione, elemento fondamentale per la formazione di corretti automatismi), di problem solving, di progettazione e di scelta (Balboni e Dispenza 2006).

 

L’immagine del corpo è una delle strutture centrali della personalità e si costruisce attraverso i continui rapporti tra corpo ed ambiente. Attraverso il movimento l’individuo esplora l’ambiente, facendo esperienze che producono sensazioni, arricchiscono l’esperienza e consentono nuove esplorazioni. L’efficienza fisica, che si consegue attraverso il movimento, è la base fondamentale per il raggiungimento di uno stato di salute ottimale. Muovendosi è possibile mantenere in funzione tutti gli organi e gli apparati del corpo umano, prevenire l’insorgenza delle malattie e contribuire al raggiungimento di uno stato di benessere psicofisico ottimale (Fiorini, Coretti, Bocchi 2010).

 

Un’altra dimensione importante per il sano sviluppo dell’individuo, a partire dalla prima infanzia ed in tutte le età della vita è il gioco,  una forma di attività comune sia agli esseri umani che al mondo animale. Dagli studi etologici emerge come per gli animali esso abbia molteplici finalità: l’apprendimento, l’adattamento della specie al suo ambiente naturale e la costituzione delle relazioni fra gli individui. Nell’uomo l’attività ludica è ancor più complessa, poichè assume infinite forme e svolge svariate funzioni; esso diventa un esercizio preparatorio ai diversi compiti dell’esistenza sul piano biologico, sociale, culturale; serve ad appagare i bisogni di controllo, di dominio, di autoaffermazione attraverso le sfide; serve a concedere svago ed autogratificazione (Carlevaro, 2002).
Nel periodo senso-motorio, che copre i primi due anni di vita dell’individuo, il gioco, secondo lo psicologo svizzero Piaget, è l’attività principale del bambino per quanto riguarda lo sviluppo cognitivo e l’imitazione. Nel progressivo adattamento del bambino all’ambiente, il gioco si verifica tutte le volte che, avendo acquisito un’abilità o compiuto una scoperta, il bambino cerca di far aderire allo schema motorio o cognitivo appena acquisito oggetti nuovi, con il risultato di esercitare l’abilità e la scoperta stessa.
Il gioco è dunque una tappa fondamentale dello sviluppo globale della personalità del bambino, va stimolato, consentito e valorizzato: attraverso il gioco esprime le proprie emozioni, i propri stati d’animo, il proprio modo di vivere il rapporto con se stesso e con gli altri. D’altra parte il gioco costituisce il mezzo più immediato e naturale per sviluppare la manualità, la fantasia, la capacità di analisi, l’apprendimento, il pensiero logico ed il ragionamento astratto.

 

Il gioco di squadra, poi, favorisce l’integrazione e la socializzazione, allena all’autocontrollo, alla gestione dei conflitti ed è un ottimo strumento per educare al rispetto degli altri e all’interiorizzazione delle norme e delle regole (non soltanto del gioco stesso, ma sociali e di comunità).
Viviamo in un momento storico nel quale, a causa di una sempre maggior abitudine alla sedentarietà, vi è un aumento preoccupante delle patologie legate all’ipocinesia (sindrome da mancato o insufficiente esercizio fisico, che Kraus e Raab individuarono nel 1961).
Negli ultimi anni si sta assistendo ad un aumento dell’obesità, già a partire dall’infanzia e dall’adolescenza, a causa di regimi alimentari squilibrati, ridotta attività fisica e aumento della percentuale di tempo trascorso davanti alla televisione o al computer.
Alcuni ricercatori americani hanno evidenziato che esistono tre fattori in grado di correlare tv ed obesità, sia nei giovani, sia negli adulti:
1-   guardare la televisione toglie tempo che potrebbe essere dedicato allo svolgimento di attività fisiche, con conseguente riduzione del consumo energetico;
2-   l’individuo, per contro, aumenta l’assunzione di cibo poiché tende a mangiare mentre sta davanti alla tv o al personal computer;
3-   passando molto tempo seduti e non facendo movimento, si adottano abitudini alimentari malsane, spesso condizionate dalle pubblicità cui si è esposti.
L’incremento dell’attività fisica, soprattutto se svolta sotto forma di gioco non può dunque che soddisfare tutti i requisiti fondamentali necessari per condurre l’individuo al raggiungimento di un ottimale stato di salute e di benessere mentale e psicologico, oltre che fisiologico.
Se “prevenire è meglio che curare”, quale miglior prevenzione di una bella partita di Hitball, di un dinamico e piacevole allenamento? Uno sport, il nostro, che per le sue caratteristiche è adatto ad individui di tutte le età: dal bambino, all’adolescente, all’adulto anche di non più giovanissima età.
A questo punto la risposta alla domanda iniziale, non può essere che affermativa: “Yes, Do Hit!”
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