Psicologia clinica, Psicologia generale, Relazione d'aiuto

L’elaborazione del lutto e del distacco: “finchè morte non ci separi” (2 parte)

L’elaborazione del lutto
L’esito positivo del lutto si ha quando la persona riesce a sostenere quello che John Bowlby chiama “tormento emotivo”. Occorre tener presenti tre aspetti che ne caratterizzano il processo di elaborazione.
1- Tempi adeguati: il tempo, da solo, non guarisce il dolore. Una persona depressa, che si chiude in se stessa e tra le mura domestiche, nell’illusione che il tempo la curi, si accorgerà ben presto di sentirsi sempre più sconfortata, sola e demotivata. Il fattore decisivo non è il tempo in sé, ma come lo si utilizza e se esso viene adoperato per attivare risposte costruttive dinanzi alla sofferenza. Come il processo di attaccamento richiede i suoi tem­pi, così quello del distacco; più forte è il legame, più sofferto sarà il prezzo del distacco.
2- Rituali e manifestazioni esterne: i cambiamenti significativi della vita hanno bisogno di ri­tuali per non rimanere incompleti ed incompiuti; le esequie, i necrologi, il vedere il cadavere, le veglie funebri, le messe di anniversario, le espressioni di condoglianze da parte di amici e conoscenti sono forme rituali che aiutano nell’ela­borazione del lutto. Nei casi in cui manca la certezza della morte, non si è potuto vedere il cadavere o non ci sono stati riti per suggellare il distacco, il processo di elaborazione del lutto si complica.
3- Processi psicologici: il superamento di una perdita è legato ad una serie di tappe da completare
–      l’accettazione
–      l’espressione dei sentimenti di lutto e dolore
–      il graduale superamento di reazioni che bloccano la ripresa
–      l’adattamento all’inevitabile cambiamento di vita
–      il coinvolgimento in nuove relazioni, in lavori e progetti che reimmergano nella vita
A sua volta, la mancata elaborazione di una perdita significativa può provocare:
1- malattie somatiche
2- problemi psichici
3- decessi anticipati (non è così infrequente)
Tra i fattori rilevanti che incidono nell’elaborazione di un lutto, si evidenziano:
1- Fattori circostanziali, quali il tipo di perdita, i ruoli interpre­tati dal defunto e le implicazioni pratiche per i superstiti.
2- Fattori personali, quali il sesso e l’età dei superstiti, l’autoimmagine, gli atteggiamenti assunti dinanzi al distacco, le ri­sorse cui attingere (materiali, psicologiche, spirituali, ecc.).
3- Fattori socio-culturali che, da una parte, includono le forme di supporto esterno a disposizione dei superstiti (ad esem­pio, famiglia, amici, contesti di appartenenza sociale, ruoli professionali, ecc.), dall’altra elementi culturali che possono aiutare e, talvolta, ostacolare l’elaborazione del lutto.
Oltre ai percorsi di psicoterapia, molto utili possono essere i gruppi di mutuo aiuto, che rappresentano un fenomeno in crescita nella nostra società. Alcuni li definiscono gruppi di “autoaiuto”, sottolineando l’importanza di non delegare ad altri il compito di ritornare a star bene; ma il termine mutuo aiuto ha un’accezione più ampia, in quanto non comprende solamente l’aiutare se stessi, ma il sostegno reciproco nell’affrontare e superare le crisi della vita.
La scelta di quale cammino intraprendere per affrontare il disagio ed il dolore arrecati da un lutto o da una separazione, dipende dal tipo di lutto e dalle risorse delle persone coinvolte.
Molte ricerche confermano l’efficacia di questi gruppi, ma in alcuni casi la loro frequenza non è sufficiente ed è necessario l’intervento dello psicoterapeuta o dello psichiatra. Tutto dipende non solo dal carattere della persona coinvolta, ma dal suo atteggiamento e dal lavoro che essa è disposta a fare su di sé, per ricominciare a vivere serenamente.
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