Psicologia clinica, Psicologia generale, Psicologia giuridica

La sindrome di Münchausen: un disturbo o un abuso? La sua definizione è complessa e ancora molto controversa

medicinewide-420x0

“Acquisire più informazioni sulla realtà per tentare di disambiguarla, ne aggrava l’ambiguità”

(De Cataldo e Gulotta)

La Sindrome di Münchausen per procura (MSbP) è una forma di maltrattamento ed abuso estremo nei confronti dei minori, che può condurre alla morte della vittima. L’abusante, in genere la madre, inventa, fabbrica, induce nel bambino sintomi per i quali si richiede l’intervento dello specialista: la vittima viene così sottoposta ad analisi, cure e trattamenti medici non necessari e spesso intrusivi e dolorosi. Risulta difficile ad un professionista pensare, nell’immediatezza della richiesta d’aiuto, che sia stata la madre ad aver provocato in maniera deliberata una malattia nel figlio o ad averne aggravato una patologia già presente.

Cosa spinge una madre a rendere il proprio figlio vittima di tanta sofferenza? Qual è il contesto familiare in cui si inquadra questa forma di distruttività?

Da non molti anni si sta cercando di far luce su questa dimensione dell’abuso all’infanzia particolarmente complessa e distruttiva, oltre che altrettanto difficilmente diagnosticabile ed individuabile,  attraverso un approccio multidisciplinare per tentare di ricostruire la complessità medica, psicologica, giuridico-criminologica alla base della MSbP (Perusia, 2007).

 La Sindrome del bambino maltrattato è stata inserita come categoria diagnostica intorno al 1968, da Kempe, che l’ha identificata e ne ha descritto le caratteristiche.

Non esistono ancora dati italiani significativi su questa sindrome, che si pone in modo subdolo tra le forme di maltrattamento, rendendone complessa l’identificazione.

In campo prettamente clinico, la Sindrome di Münchausen by Proxy può essere smascherata dalla medicina generale, poichè le caratteristiche della presunta malattia non rientrano nei quadri canonici: le terapie classiche non danno i miglioramenti attesi e la patologia ha un andamento sconosciuto. In alcuni casi, per mezzo di telecamere nascoste, è possibile scoprire la manipolazione del genitore che ingenera una malattia fittizia nel proprio bambino, ma non sempre. Si noti che l’osservazione monitorata può essere applicata nei casi in cui in cui la salute e l’integrità psicofisica delle persone è messa a serio rischio (Home Office, 2000).

Il termine by proxy definisce la delega ad altri, delega che l’abusante Münchausen utilizza verso i sanitari inconsapevoli: attraverso di loro continua ad abusare della vittima.

In campo psichiatrico e psicologico tutto è più complesso, poiché è molto difficile distinguere i disturbi reali da quelli fittizi e quelli spontanei da quelli indotti (Gulotta, Perusia e Zara, 2007).

La distorsione psicologica che sta alla base della sindrome rende i responsabili dei veri e propri killer e, come tali, li rende abilissimi a nascondere le prove del reato verso i propri figli; nel caso in cui nasca in loro il dubbio che il pediatra inizia a nutrire qualche sospetto, cambiano rapidamente atteggiamento, per allontanare da sé l’idea di presunto colpevole.

D’altro canto il pediatra che si trova di fronte ad un caso di probabile Sindrome del bambino maltrattato, si trova di fronte ad un doppio muro: da parte dei responsabili e anche dal punto di vista medico-legale legato al proprio dubbio. Come deve interagire e con chi? Cosa deve fare? Con chi può e deve condividere le informazioni che ha raccolto? (Sciolla, 2007)

Il caso più noto di MSbP risale a tempi relativamente recenti: nel 1990 una bambina di 9 anni è stata deliberatamente avvelenata per anni dalla madre che voleva attirare su di sé l’attenzione dei medici e dei mass media. La madre della piccola, Katy Bush, è stata arrestata ed incriminata per gravi maltrattamenti a minore dal tribunale della Florida, dopo che aveva fatto ricoverare 200 volte la figlia Jennifer, facendola sottoporre a 40 interventi chirurgici. Per anni le ha iniettato materiale fecale, indicendo al contempo una campagna per chiedere assistenza medica per le famiglie che ne erano prive, campagna che ha portato Katy Bush sulle prime pagine dei giornali, fotografata accanto ad Hillary Clinton.

Le infermiere che seguivano Jennifer in ospedale, hanno testimoniato che la madre iniettava nei tubi collegati ai vasi sanguigni ai quali la bimba viveva attaccata qualcosa di strano, ogni qual volta andava in visita: avevano notato da un po’ di tempo che, quando la madre si allontanava, le condizioni della bambina peggioravano.

Nonostante ciò, l’opinione pubblica non credeva ai risultati delle indagini, definendola una madre meravigliosa cui Jennifer doveva la vita, per il suo gran darsi da fare per farla curare (Rosso, 2007).

Parlare di MSbP risulta assai complesso e difficoltoso, poiché la letteratura scientifica in merito è scarsa ed inconsistente; non va poi dimenticato che l’abuso Münchausen è relativamente raro, così come i casi di malattia indotta o costruita da un caretakar (Fisher et al., 2005).

Non bisogna in ogni caso sminuire la gravità della sua natura o sottostimarla; è fondamentale osservare con rigore metodologico ogni singolo caso di malessere infantile che possa destare sospetti, quando siano presenti segni e sintomi inusuali, poco chiari o ambigui (Zara, 2007).

Nella MSbP è comunemente accettato che una persona, generalmente una donna, induca sintomi fisici o psicologici, ma spesso entrambi, in un’altra persona che generalmente è il figlio.

La dinamica di abuso prevede che la madre risulti interessata ad ottenere per il proprio figlio l’attenzione dei medici, pur inducendogli una serie di sintomi piuttosto allarmanti.

Gli aspetti che maggiormente creano sconcerto sono che la donna prova gratificazione nell’accanimento terapeutico che la vittima subisce, collabora con l’equipe medica, si mostra particolarmente calma, controllata e distaccata anche quando la vita del figlio pare in serio pericolo e nega ogni coinvolgimento personale nei disturbi della vittima.

Proprio il comportamento della madre, però, deve destare sospetto in quanto probabile segno di un atteggiamento Münchausen (Gulotta e Zara, 2007).

Il nome Münchausen è stato escluso nel linguaggio ufficiale della psicopatologia e nel DSM-IV (1994) l’etichetta Münchausen è stata cancellata. Per la vittima di quello che era stato designato come SMbP, la definizione è stata cambiata in “Maltrattamento fisico del bambino”.

Nella successiva edizione del DSM-IV-TR (2000) la SMbP ha nuovamente trovato una sua collocazione come espressione di un disturbo del comportamento, inserita all’interno del “Disturbo fittizio per procura”.

Proprio vista la mancanza di una cornice teorica, non è stato facile individuare i criteri di classificazione nosografica del disturbo. I criteri che sono stati identificati sono la produzione intenzionale e la simulazione di sintomi fisici o psichici in un bambino, generalmente piccolo, da parte di un genitore che con più frequenza risulta essere la madre.

La motivazione di tale comportamento viene ravvisata nel bisogno psicologico del genitore di assumere per interposta persona il ruolo di ammalato (Berruti e Zara, 2007).

Nonostante la problematicità e la gravità che gli esiti di questa sindrome comportano, continua a non esserci consenso rispetto alle modalità di intervento. Il personale medico ed infermieristico che nutre dei dubbi, è solo un campanello di allarme per far partire un controllo e monitorare i casi sospetti.

I rischi evidenti sono quelli di falsi positivi, di intrusività, di stigmatizzazione di una famiglia magari problematica, ma non abusante.

Per contro il non agire dal punto di vista personale, familiare, medico, giuridico e sociale comporta l’evidente rischio di mettere in serio pericolo la vita della possibile vittima.

Un’attenta preparazione del personale medico ed un altrettanto scrupoloso monitoraggio delle singole situazioni potrebbe dunque contribuire in maniera significativa a ridurre i casi di abuso Münchausen (Berruti, Gulotta, Zara, 2007).

BIBLIOGRAFIA

  • A.V.V. (a cura di Gabriella Perusia) (2007). La famiglia distruttiva. MSbP, sindrome di Münchausen per procura – Torino: Editore Centro Scientifico.

  • Alex L., Levin, Mary S. Sheridan. (2001). La Sindrome di Münchausen per Procura, Centro Scientifico Editore e John Wiley & Sons, 3-10.

  • Andreoli V., Cassano G., Rossi R., (2001). DSM-IV-TR – Milano: Masson.

  • APA (1987). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edizione. DSM-III-R. American Psychiatric Association. Washington, DC.

  • APA (1994). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, 4th edizione. DSM-IV. American Psychiatric Association, Washington. DC.

  • Casonato M.M., Chiesa M.C. (1987). Ai Confini tra Medici e Pazienti: La Sindrome di Münchausen, Psichiatria e Territorio: IV, 1987, 2, 119-132.

  • Gulotta G. (2011). Compendio di Psicologia giuridico-forense, criminale e investigativa. Milano: Giuffrè

  • Gulotta G. (2010). Mente, società e diritto. Milano: Giuffrè

  • Laing R.D. (1969). Mistificazione, confusione e conflitto. In Boszormenyi-Nagy I., Framo J. Psicoterapia intesiva della famiglia. Torino: Boringhieri, 365-383

  • Raspe R.E. e Burger, G.A. (2003). Le Avventure del Barone di Münchausen, traduzione di Elda Bossi. Firenze – Milano: Giunti.

  • Vender S. (1997). La Maschera della Finzione. Realtà, verità e bugia nel rapporto tra malato e istituzione curante. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore.

  • Zara G. (2005). Le carriere criminali. Milano: Giuffrè

 

Annunci

2 thoughts on “La sindrome di Münchausen: un disturbo o un abuso? La sua definizione è complessa e ancora molto controversa”

  1. Articolo molto interessante su una situazione da me vista nei film ma mai approfondita a livello clinico. Brava Paola!

    Mi piace

I commenti sono chiusi.