Adolescenza, Psicologia sociale, Scuola

Bullismo e cyberbullismo: iniziamo a fare chiarezza

Bullismo

“Nessuno può farti sentire inferiore senza il tuo consenso” (E. Roosevelt)

DEFINIZIONI

Il termine inglese bullying (traduzione italiana letterale di bullismo), è quello più comunemente utilizzato nella letteratura internazionale sull’argomento (Owleus, 1996).

Da un punto di vista scientifico si riscontra un largo consenso sulla seguente definizione: “Il bullismo è una sottocategoria del comportamento aggressivo, ma è un tipo di comportamento aggressivo particolarmente cattivo in quanto diretto, spesso ripetutamente, verso una vittima particolare incapace di difendersi efficacemente, perché è più giovane, meno forte o psicologicamente meno sicura” (Menesini, 2007; Fonzi, 2006).

Un’azione viene definita offensiva quando una persona intenzionalmente infligge o arreca un danno od un disagio ad un’altra. Alcune azioni offensive possono essere perpetrate attraverso l’uso delle parole (verbalmente), ad esempio minacciando, rimproverando, prendendo in giro o ingiuriando; altre possono essere commesse ricorrendo alla forza o al contatto fisico, picchiando, spingendo, prendendo a calci, tormentando o dominando un altro. In certi casi tali agiti possono essere perpetrati anche senza l’uso delle parole o del contatto fisico, sbeffeggiando qualcuno con smorfie o gesti sconci, escludendolo intenzionalmente da un gruppo o rifiutando di esaudire i suoi desideri (Fonzi, 1999; Owleus, 1996).

Cyberbullismo, invece, è il termine che indica atti di vessazione, umiliazione, molestia, diffamazione, azioni aggressive indirette effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, la messaggistica istantanea, i social network, i blog, i telefoni cellulari, i cercapersone e/o i siti web. È un atto aggressivo, intenzionale, condotto da un individuo o un gruppo di individui attraverso varie forme di contatto elettronico ripetuto nel tempo, contro una vittima che non può difendersi. (Smith et al., 2008).  Il bullo può agire, ad esempio, pubblicando foto, video o informazioni private della vittima, spargendo maldicenze attraverso sms/mms con il cellulare o con la posta elettronica, oppure mettendo in atto minacce ripetute (dirette alla vittima) tramite il telefonino o gli strumenti elettronici.

ALCUNI DATI

I dati ISTAT del 2014 indicano che poco più del 50% dei ragazzi tra gli 11 ed i 17 anni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze. Il 19,8% è vittima assidua di una delle tipiche azioni di bullismo, cioè le subisce più volte al mese. Per il 9,1% gli atti di prepotenza si ripetono con cadenza settimanale.

Le vittime assidue di soprusi raggiungono il 23% degli 11 – 17enni nel Nord del paese. Considerando anche le azioni avvenute sporadicamente (qualche volta nell’anno), i giovanissimi oggetto di prepotenze sono oltre il 57%.

Tra i ragazzi utilizzatori di cellulare e/o Internet, il 5,9% denuncia di avere subìto ripetutamente azioni vessatorie tramite sms, e-mail, chat o sui social network. Le ragazze sono più di frequente vittime di Cyberbullismo (7,1% contro il 4,6% dei ragazzi).

Rilevazioni più recenti effettuate dal Telefono Azzurro nel 2016, confermano che il fenomeno si riscontra maggiormente al Nord, dove si registrano il 57% dei casi nazionali di cyberbullismo.

Risultano essere in crescita le segnalazioni che vedono come vittime i più piccoli, a partire dai 5 anni (22%); il 30% delle vittime riporta di aver commesso atti di autolesionismo, mentre il 10% di aver pensato o tentato il suicidio.

Dal settembre 2015 al giugno 2016 Telefono Azzurro ha gestito circa 1 caso al giorno di bullismo e cyberbullismo: è un dato preoccupante che rappresenta solo una parte rispetto alla generalità del fenomeno. I casi gestiti sono stati 270, ed hanno richiesto un totale di 619 consulenze.

GLI INDICATORI

Sia nei ragazzi, sia nelle ragazze che vivono forme più o meno gravi di bullismo e cyberbullismo è possibile evidenziare:

  1. paura o rifiuto di andare a scuola o di frequentare i luoghi dove avvengono gli atti di bullismo;
  2. rendimento scolastico ed interesse per la scuola carenti;
  3. scarso appetito, mal di stomaco, mal di testa, difficoltà nel dormire e incubi;
  4. tristezza, rassegnazione, solitudine, disagio psicologico-emotivo, ansia diffusa, atti autolesivi, tentativi di suicidio che purtroppo a volte si realizzano;
  5. timore di parlare con i genitori e gli insegnanti, per paura di non essere ascoltati o creduti, difficoltà relazionali, desiderio di cambiare scuola o contesti in cui si trovano a diretto contatto con i bulli;
  6. vestiti stracciati o sgualciti, libri ed oggetti scolastici rovinati;
  7. presenza di lividi, ferite, tagli e graffi di cui non si può dare una spiegazione.

Tutti i dati raccolti si riferiscono ai casi venuti alla luce perché in qualche modo denunciati o segnalati dalla vittima ad un adulto (genitore, insegnante od altra figura di riferimento) o confidati ad un amico o compagno di classe. Purtroppo il fenomeno è molto più vasto, in quanto esiste una grande parte di casi sommersi, non denunciati per il timore di ulteriori ritorsioni e sotto la paura delle minacce dei bulli stessi.

Occorre svolgere attività preventiva nelle scuole e nelle comunità frequentate da bambini ed adolescenti, insegnando a genitori e ragazzi che è importante parlare di bullismo e cyberbullismo, cercando di capire quando c’è effettiva presenza del fenomeno e quando, invece, no. Ma, soprattutto, abbattere l’omertà di chi vede e sa, ma non parla.

In un prossimo post vedremo quali sono le caratteristiche di vittima e bullo, quali sono le responsabilità (civili e penali) cui i bulli vanno incontro, ma con loro anche genitori ed insegnanti che non intervengono a sostegno della vittima o nel fermare il bullo ed i suoi sostenitori.

BIBLIOGRAFIA

  • Buccoliero, E., Maggi, M. (2005). Bullismo, Bullismi. Le prepotenze in adolescenza, dall’analisi dei casi agli strumenti d’intervento. Milano: Franco Angeli
  • Iannacone, N. – a cura di – (2007). Stop al Cyberbullismo. Per un uso corretto e responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione. Molfetta (BA): Edizioni La Meridiana
  • Maggi, M. (2004). L’educazione Socio Affettiva nelle scuole. Parma: Nuova Editrice Berti
  • Menesini, E. (2000). Bullismo che fare? Prevenzione e strategie d’intervento nella scuola. Milano: Giunti Editore
  • Owleus, D. (2001). Bullismo a scuola. Bambini oppressi, ragazzi che opprimono. Milano: Giunti Editore
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